Ritratto #4 Sonia / Ritrovare il proprio spazio a Parigi

Sonia abita a Parigi da parecchi anni. E’ originaria di Perpignan, nel sud della Francia, una terra di vigne e serpenti. Il primo anno della sua vita l’ha vissuto in Germania, poiché il suo papà è tedesco, nella città della marca di preparati per dolci Dr. Oetker (la Cameo in Italia). Dopo qualche anno in cui ha abitato da sola in un piccolo appartamento, decide di cercare un coinquilino. E arrivo io, che dopo aver vissuto in zona Avenue d’Italie, decido di rimanere ad abitare nel quartiere cinese.

Sonia ha un legame particolare con l’India, uno dei suoi paesi di predilezione. Mi ha raccontato il significato particolare del déjà-vu nella loro cultura, ovvero è il segno di un incontro passato degli inconsci, che quindi si riconoscono, dando l’impressione del dèjà-vu. Ed è stata inoltre colpita dall’idea così forte nella loro cultura, che tutte le persone formano una rete, in cui lei stessa si è sentita accolta, al contrario dell’individualismo delle grandi città come Parigi.

La sua arte preferita è quella di Turner, con le luci che la rapiscono. Una volta mi ha raccontato che a New York aveva visto le Ninfee di Monet, un dipinto che ama molto e che aveva sempre desiderato rivedere. Per poi scoprire che le Ninfee si trovavano all’Orangerie, proprio vicino a dove lavora. Le aveva vicino ogni giorno e non lo sapeva.

Talvolta, usciamo dalla terrazza dalle nostre camere rispettive, come da una tenda in campeggio, per sentire che temperatura c’è. Pochi giorni dopo che mi ero trasferita a casa sua, l’avevo chiamata per mostrarle un vicinissimo arcobaleno dietro le torri del nostro quartiere, di cui non siamo riuscite a vedere la fine.

Per il suo ultimo compleanno ha ricevuto in regalo una fotografia, scattata da qualche parte in India, di uno stormo di uccelli migratori sopra il Gange. S’intitola Migrations, e sia lei che io siamo d’accordo nel pensare che quest’immagine ci unisca.

Ho chiesto a Sonia la sua visione di Parigi. Ecco la sua risposta.

 

Sonia BH : Fin dall’inizio, la questione è stata difficile. E’ da quando vivo a Parigi, che mi chiedo cos’è che mi piace in questa città… O meglio quello che fa la differenza tra Parigi e altre capitali che offrono lo stesso stile di vita.

Per cominciare c’è l’architettura, certo non è un dettaglio ! Ma a parte questo, cos’è che rende piacevole la vita a Parigi per me, cos’è che mi piace e mi emoziona ? In verità, trovo che ci sono molte altre città più piacevoli da vivere. Quindi mi dico che quello che fa la differenza e quello che amo, sono i luoghi dove ci si può sentire allo stesso tempo dentro e fuori della città, qui e ora, e allo stesso tempo fuori del tempo, passeggiare e notare dei dettagli all’incrocio con una strada… e poi i luoghi che sono collegati ai ricordi di momenti passati con i propri cari.

Eccone qualcuno…

Vado spesso al Jardin des Tuileries durante la mia pausa pranzo. E’ uno spazio immenso piuttosto tranquillo e pieno d’alberi, rilassante per me. Mi piace osservare le cose attraverso gli occhi dei numerosi turisti, per scoprire il luogo come quando si arriva da qualche parte per la prima volta e ci sono i propri punti di riferimento da trovare !

Mi piace anche il fatto che questo giardino è pubblico, e addirittura il primo giardino pubblico francese : nel 17 ° secolo, le élite reali avevano aperto questo giardino, che apparteneva al palazzo delle Tuileries (che non esiste più) per condividerlo con il popolo. Penso che sia un bel simbolo. Anche se il resto della storia è un pò più caotico, è certo che da allora il giardino è rimasto pubblico.

C’è un altro posto che amo, è il parco della Cité Universitaire Internationale, un posto calmo, anche se è situato tra i Boulevards des Maréchaux e la periferica, dove è bello riposarsi. Ci sono relativamente poche persone per uno spazio parigino e rispetto ad altri parchi, quindi c’è molto spazio. Un’estate con il mio ragazzo dell’epoca, ci andavamo molte volte a settimana dopo il lavoro e, nella luce della tarda giornata estiva, installavamo una rete e giocavamo a badminton fino a sera inoltrata.

Amo questo parco anche perché ha qualcosa di naturale, la vegetazione e gli alberi vi crescono nella forma che preferiscono e non vengono tagliati dai giardinieri per fare i tipici e perfetti giardini alla francese. C’è anche un angolo dove mi piaceva molto sdraiarmi sotto gli alberi da frutto, i ciliegi e i peschi. Ora non è più possibile perché il posto è riservato alle api. Ci sono 3 alveari. E penso che sia bene così.

Le rive della BNF e il nuovo quartiere del 13eme sono il mio top 1 ! Eppure questo quartiere non fa l’unanimità, molti trovano che non assomiglia a Parigi, che è troppo moderno e freddo. Ma è proprio quello che mi piace di questo quartiere ! E’ diverso dal resto di Parigi, mi dà l’impressione che ci sia spazio per la novità e l’innovazione, qui si respira. Mi piace la spianata della Bibliothèque François Mitterrand, là si può respirare davvero più che bene visto le correnti d’aria fenomenali che circolano ! Poi scendere sui quais e camminare lungo le barche e le péniches, fermarsi a bere un caffè o una limonata una domenica d’estate su una sedia a sdraio… Amo anche gli edifici che sono stati tutti costruiti recentemente, nel rispetto dell’ambiente, potrebbe quasi essere un eco-quartiere anche se non lo è, alla fine, peccato.

Sempre nel 13 ° e sicuramente uno dei miei posti preferiti, è la mia terrazza, è piccola ma accogliente, posso invitare alcuni amici e fare un pò di orto. Claudia ci fa crescere della menta. Mi piace stare seduta lì la sera e guardare dall’alto del 6 ° piano la vista sui tetti di Parigi e godersi la pace anche se sono nel cuore della città.

Un pò più a nord, c’è il Canal Saint Martin, è stato uno dei nostri posti preferiti con le mie amiche dell’università. E qualche anno fa, mentre eravamo ancora studentesse, passavamo spesso la sera a bere un bicchiere di vino a bordo dell’acqua e chiacchierare tranquillamente con sconosciuti/e venuti lì come noi per rifare il mondo. Il tempo passava in fretta, e molto più tardi nella notte, quando non c’era più la metropolitana per tornare a casa, prendevamo le bici Velib’ e guidavamo un po’ ubriachi per le magiche strade di Parigi, Piazza della Repubblica, i Boulevards bordati di edifici Haussmanniani quasi identici, Place de la Bastille, la Senna splendente sotto le luci dorate dei lampioni, Gare d’Austerlitz, la difficile salita del Boulevard Vincent Auriol soprattutto a tarda sera… e una volta lì ero quasi arrivata a casa. Questi sono dei bellissimi ricordi, ma oggi sono molto meno entusiasta all’idea di prendere una bici Velib’ in piena notte !

E poi c’è il passaggio delle stagioni a Parigi… Essendo cresciuta a Perpignan, là le stagioni non hanno niente a che vedere, perché quando ti alzi la mattina, il sole splende e si sa che durerà tutto il giorno !

A Parigi non è lo stesso… così da quando vivo qui, sono molto sensibile ai cambiamenti legati alle stagioni che abbiamo in città.

In primavera, tutt’a un tratto è un’esplosione di fiori e foglie e la città cambia radicalmente. Sulla strada verso la metro ogni mattina, quei 10 minuti a piedi in primavera diventano un piccolo regalo per i sensi. Per esempio, c’è il momento in cui i 5 ciliegi della Rue Baudricourt nel 13eme perdono i loro fiori e allora centinaia di petali ricoprono il marciapiede, come un tappeto rosa. E proprio di fronte, c’è la grande magnolia di fronte che, davanti a un edificio grigio, triste e senza fascino, apre i suoi grandi fiori rosa e bianchi.

Al contrario, nel cuore dell’inverno, il Jardin des Tuileries mi sembra essere popolato da scheletri neri tanto gli alberi sono in agonia…

E di tanto in tanto a Parigi nevica. E a quel punto, la città si trasforma in modo ancora più radicale : le poche auto che osano avventurarsi per le strade di Parigi circolano molto piano e non c’è più rumore! E Parigi nel silenzio è… improbabile.

Credo che la mia vita parigina sia in realtà abbastanza tradizionale, ma spesso mi dico che il mio rapporto con Parigi è un pò nell’ordine di amore/odio, con momenti di grande gioia e bellezza grazie a tutte le sorprese che offre ! E altre volte invece ne ho abbastanza, a causa della folla e del rumore continuo. In questi casi, è il momento giusto per me di prendere il largo, salire sul treno e andare a respirare un’aria diversa.

Per tornare in pace con Parigi.

 

Sonia / Retrouver sa place à Paris

Sonia vit à Paris depuis plusieurs années. Elle vient de Perpignan, dans le sud de la France, une terre de vignes et de serpents. Elle est née en Allemagne comme son père est allemand, dans la ville de la marque Dr. Oetker (Cameo en Italie). Après quelques années où elle vivait seule dans un petit appart de 2 pièces, décide de chercher un colocataire. Et c’est moi qui arrive, qui après avoir vécu à Avenue d’Italie, je veux rester dans le quartier de Chinatown. Et je la rencontre.

Sonia a une relation spéciale avec l’Inde, l’un de ses pays de préférence. Elle m’a raconté que les Indiens ne croient pas au déjà-vu comme on l’entend d’habitude : pour leur culture, l’impression de déjà-vu est donné par le fait que deux inconscients se sont déjà rencontrés dans le passé. Elle a été frappée aussi par leur idée que toutes les personnes forment un réseau spirituel, dans lequel elle a été très bien accueillie à l’occasion de son dernier voyage là-bas ; et une fois revenue en France, elle a été dégoutée par l’individualisme débridé de Paris, tout le contraire de ce qu’elle avait retrouvé là-bas !

Son art préféré est celui de Turner, avec ses lumières que l’enchantent. Une fois elle m’a raconté que, à New York, elle avait vu les Nympea de Monet, un tableau qu’elle aime beaucoup et qu’elle avait toujours voulu voir à nouveau. Dommage que c’était a New York. Puis un jour, très récemment, elle a découvert que ce tableau se trouve dans la collection permanente de l’Orangerie, juste à côté d’où elle travaille. Elle l’avait si près d’elle tous les jours et elle ne le savait pas.

Parfois, nous sortons dans la terrasse de nos chambres respectives, comme d’une tente de camping, pour prendre la température. Un jour, je l’ai appelé pour lui montrer l’arc en ciel derrière la maison, dont on ne voyait pas la fin.

Pour son dernier anniversaire, une amie lui a offert en cadeau une photographie, prise quelque part en Inde, d’une volée d’oiseaux migrateurs. Le titre est “Migrations”, et nous sommes d’accord sur le fait que cette image nous unit.

Je voudrais bien savoir de Sonia, les souvenirs les plus beaux qu’elle a autour de Paris, ou les lieux ou les activités qu’elle préfère dans cette ville. En bref, sa vision de Paris. Voici sa réponse.

Sonia BH : Déjà dès le départ, la question est difficile. Depuis 8 ans que j’habite Paris, je me pose la question ce que j’aime dans cette ville…Ou plutôt de ce qui fait la différence entre Paris et d’autres capitales qui offrent le même style de vie.

Pour commencer il y a l’architecture, certes ce n’est pas un détail ! Mais à part ça qu’est-ce qui rend Paris agréable à vivre pour moi, qu’est-ce qui me plait et me touche ? A dire vrai, je trouve qu’il y a bien d’autres villes qui sont à mon avis bien plus douces à vivre. Alors je me dis que ce qui fait la différence et ce que j’aime ce sont les lieux où l’on peut se sentir dans et hors de la ville, ici et hors du temps, se promener, flâner et remarquer des détails au détour d’une rue, et puis les lieux qui sont liés à des souvenirs de moments passés avec des êtres chers.

En voici quelques-uns…

Je vais souvent m’assoir au jardin des tuileries pendant ma pause déjeuner. C’est un espace immense plutôt calme et arboré, ressourçant pour moi. J’aime observer les choses à travers les yeux des nombreux touristes, pour découvrir le lieu comme quand on arrive quelque part pour la première fois et qu’on doit trouver ses repères !

J’aime aussi le fait que ce jardin soit un jardin public, et même le premier jardin public français : au 17ème siècle, les élites royales avaient ouvert ce jardin, qui appartenait au Palais des Tuileries (qui n’existe plus), pour le partager avec le peuple. Je trouve que c’est un beau symbole. Même si la suite de l’histoire est un peu plus chaotique, toujours est-il que le jardin est resté un jardin public depuis.

Il y a un autre lieu que j’aime beaucoup, c’est le parc de la Cité Universitaire Internationale, un lieu calme, même s’il se situe entre les Boulevards des Maréchaux et le périphérique, où il fait bon se reposer. Il y a relativement peu de gens pour un espace parisien et comparé à d’autres parcs, alors on a de la place. Un été, avec mon amoureux du moment, on y allait plusieurs fois par semaine après le travail et, dans la lumière de fin de journée d’été, on installait un filet et on jouait au badminton jusqu’à la nuit tombée.

J’aime aussi ce parc car il a quelque chose de naturel, la végétation et les arbres y grandissent dans la forme qui leur plait et ne sont pas taillés par les jardiniers pour faire les typiques et parfaits jardins à la française. Il y a aussi un coin où j’aimais beaucoup m’allonger sous les arbres fruitiers, cerisiers et pêchers. Maintenant ce n’est plus possible car le lieu est réservé aux abeilles. Il y a 3 ruches. Et je trouve que c’est bien comme cela.

Les quais de la BNF et le nouveau quartier du 13ème, là c’est mon top 1 ! Et pourtant ce quartier ne fait pas l’unanimité, beaucoup trouvent qu’il ne ressemble pas à Paris, que c’est bien trop moderne et froid. Moi c’est justement ce que j’aime dans ce quartier! C’est différent du reste de Paris, il me donne l’impression qu’il y a de l’espace et de la place pour la nouveauté et l’innovation, j’y respire. J’aime l’esplanade de la Bibliothèque François Mitterrand, là on y respire plus que bien vu les courants d’air phénoménaux qui y circulent ! Ensuite descendre sur les quais et marcher le long des bateaux et péniches, s’arrêter boire un café ou une limonade un dimanche d’été tout en s’allongeant sur une chaise longue… J’aime aussi les immeubles qui sont tous des constructions récentes, bâties en respect de l’environnement, on dirait presque un éco-quartier mais ça n’en est pas un, dommage.

Toujours dans le 13ème et sans aucun doute l’un de mes lieux préférés, il y a ma terrasse, elle est petite mais cosy, je peux y inviter quelques amis et y cultiver quelques légumes. Claudia elle, y fait pousser de la menthe. J’aime m’y asseoir le soir et regarder du haut de ce 6ème étage la vue sur les toits parisiens et profiter du calme alors même que je suis en plein cœur de la ville.

Un peu plus au nord maintenant, il y a le Canal Saint Martin, c’était un de nos lieux préférés avec mes amies de fac. Et il y a quelques années, alors que nous étions encore étudiantes, nous y passions souvent la soirée pour boire un verre de vin au bord de l’eau et discuter avec insouciance avec des inconnu(e)s venus là eux aussi s’asseoir avec des amis et refaire le monde. Le temps passait vite et beaucoup plus tard dans la nuit, quand il n’y avait plus de métro pour rentrer, nous prenions des Velib’ et roulions un peu ivres à travers les rues magiques de Paris, Place de la République, les Boulevards bordés d’immeubles haussmanniens presque identiques, Place de la Bastille, la Seine qui brille sous les lumières dorées des lampadaires, Gare d’Austerlitz, la difficile montée du Boulevard Vincent Auriol surtout en fin de soirée…presque arrivée. Ce sont de très bons souvenirs, pourtant aujourd’hui je suis bien moins enthousiaste à l’idée de prendre un Velib’ à ces heures tardives !

Et puis il y a le passage des saisons à Paris… Ayant grandi à Perpignan, là-bas les saisons on en a un peu rien à faire parce que quand on se lève le matin, de toute façon le soleil brille et l’on sait que cela va durer toute la journée !

A Paris ce n’est pas pareil… alors depuis que je vis ici, je suis très sensible aux changements liés aux saisons qui s’opèrent dans la ville.

Au printemps, d’un coup c’est l’explosion de fleurs et de feuilles et la ville change radicalement de visage. Sur le chemin du métro tous les matins, ces 10 minutes à pied au printemps deviennent un petit bonheur pour les sens. Il y a par exemple le moment où les 5 cerisiers de la rue Baudricourt dans le 13ème perdent leurs fleurs et alors des centaines de pétales recouvrent le trottoir, comme un tapis rosé. Et juste en face, il y a le grand magnolia qui, devant un immeuble gris, triste et sans charme, ouvre ses grandes fleurs roses et blanches.

Au contraire, au cœur de l’hiver, le Jardin des Tuileries me paraît être peuplé de squelettes noirs tant les arbres sont à l’agonie…

Et puis de temps en temps à Paris, il neige. Et alors là, la ville se transforme encore plus radicalement : les quelques voitures qui osent s’aventurer dans les rues parisiennes roulent très doucement et il n’y a plus de bruit ! Et Paris dans le silence, c’est…improbable.

Je pense que ma vie parisienne est somme toute assez classique mais souvent je me dis que mon rapport à Paris c’est un peu de l’ordre de l’amour/ haine, avec des moments de grandes joies et de beauté avec tout ce que Paris offre de surprises et d’évasion ! Et d’autres moments de ras-le-bol, à cause de la foule et du bruit en continu. Dans ces cas-là, il est temps pour moi de prendre le large, de monter dans le train et d’aller respirer un autre air.

Pour revenir en paix avec Paris.

Paris | marzo 14, 2018

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